Nello zaino di… Luigi Nacci

Rubrica a cura di Massimo Montanari

Luigi NacciLuigi, triestino di bora levante e una guida poetica che raccoglie parole durante i passi.

Lo zaino di Luigi si muove al vento del golfo.
Non sta fermo e Ha il sapore di caffè Illy.
E uno zaino sloveno e un po croato, uno zaino senza confini.
Europeo si direbbe anzi, mittel-europeo.
Ha il sapore di lubianska.
Quando lo perde lo trova nelle ozmitze del vicino, a sedere sul tavolo di legno vicino a una foto sbiadita di Umberto Saba.
Nella tasca sinistra c’è una bottiglia di Terrano, vino che si fa solo li.
E un cavatappi fatto con il filo spinato di Gorizia Altro

Pensiero di Mauro

Neve e nebbia nei boschi e sui crinali
tanta gente oggi, tante parole oggi
il tardo sole accarezza l’abetina. Silenzio!

Mauro Agliata

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Foto di Cesidio Pandolfi

Buoni Passi

claudio-ansaloniCompagni del mio cammino
Cammino che è stato nostro
Condiviso con orme secolari
Perdute nella memoria dei tempi
A casa svuoterò le tasche del mio cuore

Ritroverò così:

  • lo scricchiolo delle foglie impastate dal gelo sotto le mie suole
  • il frastuono della bufera che tuona lassù fra le fronde di Passo Serra
  • il ballo leggero guidato da una fisarmonica menestrella e un trombone hippy
  • il cinguetto picchiettante della pioggia fra i sassi, sul mio cappuccio, nel bosco lavato
  • ritroverò il disegno di pietre antiche resistenti al tempo e all’uomo
  • rifugi di vecchi pellegrini che l’uomo, col tempo ha riimparato ad amare
  • risate, incontri, mani, occhi pieni di passione per le lente e profonde emozioni della propria terra

E troverò, più tardi, una sorpresa
Tutto quel “bene” che non so
Ma che solo il ricordo mi porterà in dono

Claudio Abbaia al Sole

Diario del 24 novembre

Mi avvio nella pungente mattina domenicale uscendo dalla canonica di Cetica, verso il bar per la colazione. Sbaglio bar, e finisco in un covo di cacciatori, saranno più di venti, in questo bar, un tempo i cacciatori avevano vestiti mimetici, adesso invece hanno giacche arancioni fosforescenti, loro stessi sanno che è molto facile spararsi addosso e quindi hanno cambiato look. Scoperto il malinteso, mi spiegano qual è il bar dei camminatori. Mentre mi avvio li invito a non sparare al nostro manipolo mentre passiamo, loro dicono che non c’è problema, perché dove sparano mettono i cartelli. Così, penso, quando sparano anche loro si sono liberati dalla responsabilità: “io l’avevo detto, anzi scritto, che lì si sparava, non è colpa mia, signor giudice!”

Si sale, su strada, fino a Bagni di Cetica. Sono bagni termali, ma alla rovescio. Acqua gelida da spaccare le ossa, in vasche coperte, un tempo era gratis ora è offerta libera, pare sia curativa, l’acqua così gelida da togliere il fiato. Ma non so perché, non mi vien voglia..

Si sale, e si arriva al passo del Reggello. Sempre più neve, il tempo regge, si pesta neve, in fila indiana, poche soste, questo cammino è fatto così. Facciamo una foto di gruppo, oggi siamo 26 umani, 4 asini e un gufo, che bella compagnia! Scende la nebbia, e la strada bianca e scivlosa sembra non finire mai. Senza soste, con la speranza che si arrivi poco dopo al bar di Secchieta, maciniamo chilometri. Fermarsi no, che il freddo umido ti entrerebbe nelle ossa. Meglio il bar e il suo camino, che finalmente arriva. Mangiamo, scherziamo, scaldiamo i piedi vicino al fuoco, e ci dividiamo in due gruppi. Gli asini scendono per la strada asfaltata, sette chilometri, mentre un gruppetto di otto persone scende per il sentiero innevato e ripido. Bellissimo, nella foresta di Vallombrosa. Alla fine i chilometri oggi per chi ha fatto la strada sono sicuramente più di venti. Questa notte siamo ospiti dell’abbazia, i monaci benedettini ci vengono a trovare prima di cena per raccontarci la loro vita, scandita dal lavoro e dai riti di preghiera. Ci hanno raggiunto alcuni nuovi camminatori, tra cui una bambina, Giulia, un cane, Olimpia, e in ultimo arriva anche Brigitte, donna svizzera che vive a Feltre, da poco collabora con la Compagnia dei Cammini e vuole essere con noi fino a Firenze. La prova provata che il cammino smuove la creatività la abbiamo dopo cena, dopo sei giorni di cammino la creatività affiora, galleggia, sobbolle. Leggono le loro poesie Said (in arabo), Claudio, Mauro, Massimo. I compagni di cammino diventano poeti?
(LG)

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I Compagni di Cammino oggi erano: Massimo Montanari, Eugenia Dallaglio, Cesidio Pandolfi, Nanni Di Falco, Luca Gianotti, Luca Maria Nucci, Claudio Ansaloni, Said Zarrouk, Luigi Nacci, Mauro Agliata, Marina Pissarello, Stéphane Wittenberg

Oggi hanno camminato con noi: Radiosa, Stefania, Giampaolo, Elena, Chiara, Ugo, Lucia, Lavinia, Paola, Anna, Mariangela, Adriana e Nuccia.

Buona giorno del 24 novembre

Rubrica a cura di Mauro Agliata

La nonna

Nel 1974 le sue ossa comparvero sulle colline pietrose dell’Etiopa.
I suoi scopritori la chiamarono Lucy.I figli dei giorni, Eduardo Galeano

Grazie alla tecnologia più avanzata, poterono calcolarne l’età – tre milioni centosettantacinquemila anni circa, giorno più, giorno meno – e anche la statura: era piuttosto bassina, misurava poco più di un metro.
Il resto fu dedotto, o forse indovinato: aveva il corpo piuttosto peloso, non camminava più a quattro zampe ma si dondolava come lo scimpanzé, con le mani che sfioravano quasi per terra, e più della terra le piacevano le chiome degli alberi.

Forse era morta annegata in un fiume.
Forse sfuggiva a un leone o a qualche altro sconosciuto che si era interessato a lei.

Era nata molto prima del fuoco e della parola, ma forse parlava già un linguaggio di gesti e di rumori che forse dicevano o volevano dire, mettiamo il caso,

“ho freddo,
ho fame,
non lasciatemi sola”.

(da “i figli dei giorni” di Eduardo Galeano – Ed. Sperling&Kupfer)

Buon giorno del 23 novembre

Rubrica a cura di Mauro Agliata

Il nonno

Oggi, nel 1859, è stato stampato il primo esemplare de L’Origine della Specie di Charles Darwin.

Nel manoscritto originale, il libro aveva un altro nome. Si chiamava Zoonomia, in omaggio a un’opera del nonno di Charles, Erasmus Darwin.
Il signor Erasmus aveva generato 14 figli e vari libri. E settant’anni prima di suo nipote aveva avvisato che tutto quel che in natura spunta, naviga, cammina o vola ha un’origine comune, e quell’origine comune non è la mano di Dio.

(da “i figli dei giorni” di Eduardo Galeano – Ed. Sperling&Kupfer)

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