Nello zaino di… Luigi Nacci

Rubrica a cura di Massimo Montanari

Luigi NacciLuigi, triestino di bora levante e una guida poetica che raccoglie parole durante i passi.

Lo zaino di Luigi si muove al vento del golfo.
Non sta fermo e Ha il sapore di caffè Illy.
E uno zaino sloveno e un po croato, uno zaino senza confini.
Europeo si direbbe anzi, mittel-europeo.
Ha il sapore di lubianska.
Quando lo perde lo trova nelle ozmitze del vicino, a sedere sul tavolo di legno vicino a una foto sbiadita di Umberto Saba.
Nella tasca sinistra c’è una bottiglia di Terrano, vino che si fa solo li.
E un cavatappi fatto con il filo spinato di Gorizia.

Nella tasca centrale c’è una cartina con le vecchie vie che portano nelle doline nascoste dove dentro ci sono le streghe carsiche che mangiano i demoni della terra, in questa terra di grotte Giganti e di buchi ancor più grandi.
È uno zaino dialettale misto di lingue e dentro ci trovi la lingua universale dei versi, diversi ma Uguali delle parole rimate poesate laddove l’arte del parlare si forma in poemi giuliani.
Il Friuli non e lì, perché è terra diversa.
Trieste – e il suo vento diagonale che muove le barcolana – è porta ai bassifondi dove cozze e vongole crescono al sapor di un Italia dell’est.

La tasca sinistra porta un lasciapassare verso un Europa baltica e ungherese fatta di viaggi nelle terre sconosciute ma ricche di gulash.

Nella tasca centrale c’è:

  • La tessera del pellegrino, e la tessera della coop
  • Un sasso di Santiago di Compostela e un sasso di casa sua perché chi è pellegrino lo è ovunque
  • Un libro di poesie istriane quando la penisola era italiana infatti le legge in serbo perché fa più opposizione
  • Una foto di Marco Paolini. Per ricordarsi come recitare le poesie
  • E infine un piccolo omaggio al suo amico Massimo Montanari
  • Una dichiarazione del gufo Gigi che dice dove andare a parlare con l’ultimo dei racconta-storie in una bettola al confine di un mondo perduto tra le praterie dove corrono liberi i cavalli lipizziani

Lo zaino di Luigi Nacci ha il sapore di un vino ritrovato in un osteria dove i poeti si incontrano e gli dicono frasi che lui saprà poi riscrivere al meglio in un cammino verso una Santiago ancora da scoprire.

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