2014 – Tigro incontra rana Scardocchia

Il tigro incontra la rana Scardocchia su un sasso dei monti Peloritani. La rana Scardocchia gli racconta una storia:
“C’era una volta un gruppo di umani che decise di attraversare la Sicilia a piedi. Erano spinti dalla voglia di esplorare, cercavano un luogo dove trasferirsi, perché il loro mondo era inquinato e sovraffollato, non ci potevano vivere più. Gli avevano raccontato che la Sicilia era un buon posto dove costruire una comunità, un villaggio, un luogo. Partirono dal mare, ma il mare era inquinato. Il cemento era sceso fin sulla spiaggia, case, palazzi, alberghi, muri, briglie, ruderi, strade, autostrade, ferrovie, era tutto grigio, i colori erano scomparsi. I camminanti capirono che quel posto non era adatto a loro, e continuarono a camminare.
Dopo chilometri e chilometri lungo la costa grigia, cominciarono a non avere più energie, c’era chi voleva arrendersi. Ma proseguirono e presero una decisione tutti insieme: cominciarono a risalire verso le montagne. Lassù sembrava tutto più verde, e il cielo era azzurro.
C’era un grande vulcano, che emetteva boati sommessi. Sotto il vulcano c’erano noccioleti abbandonati, e c’erano fattorie. In queste fattorie incontrarono altri umani, persone come loro. Queste donne, questi uomini erano arrivati qui da non molto, avevano costruito casette con materiali naturali, argilla e legno. Vivevano qui con i loro bambini, bambini felici perché potevano giocare nei boschi e costruire da soli i loro giochi. Coltivavano la terra, a mano, orti per i loro bisogni, e piantavano alberi da frutto, arance, mandarini, limoni, avocadi, melagrane…
Non amavano il denaro, preferivano scambiarsi i prodotti tra loro. Ospitarono i camminanti, perché erano ospitali. Organizzarono una festa in loro onore, maccaruni fatti in casa, fagioli della loro terra, musica. In quei giorni si parlarono molte parole, i camminanti sembravano aver trovato un luogo, così come i nomadi pastori a un certo punto decisero di fermarsi e diventare contadini.
Ma i camminatori non erano ancora pronti, e ripartirono. Camminarono per altri giorni e giorni, e a tutti quelli che incontravano raccontavano di un altro modo di vivere possibile, che loro si stavano attrezzando, che già sui monti c’erano comunità, “anche voi cominciate a organizzarvi”. Seminavano semi con il loro passaggio. Loro, stranieri, raccontavano agli abitanti di una valle quello che succedeva nella valle vicina, e ogni volta leggevano la sorpresa sui volti di chi credeva di essere solo. Ecco che questi camminanti capirono perché erano scesi fin quaggiù, capirono che il loro ruolo era di portatori di buone notizie, e continuarono a camminare. Forse per sempre. Forse però qualcuno ogni tanto trovava la sua valle, e si fermava.
Perché a un certo punto dei camminanti non si ebbe più notizia”.

Luca Gianotti

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