Cammino clandestino

Guido quest’anno non sarà con noi in cammino, ci manda il suo contributo, da leggere e da riflettere.

Il ministro italiano dei beni culturali e turismo ha decretato il 2016 come “anno dei cammini”.

Per tutti quelli, come noi, che da tanto camminiamo è un’occasione per fare il punto. Osservando, senza pregiudizi, ma col dovuto senso critico.

Voglio fare un esempio di vita vissuta, la mia. Alla fine degli anni ’70 ho avuto la fortuna come medico d’essere partecipe di quel movimento innovativo che ha portato all’elaborazione e costruzione di quella che, in senso lato, è chiamata “medicina naturale”. E’ stata un’esperienza esaltante, sia come crescita personale che per le soddisfazioni professionali. Ho esercitato per più di 20 anni l’omeopatia, la fitoterapia, l’alimentazione naturale, oltre a tante battaglie civili per affermare la libertà di cura, l’umanizzazione del rapporto terapeutico, la visione olistica, insomma una cultura ecologica di rispetto della persona e dell’ambiente. Poi…è diventata moda, l’industria si è accorta del business, han cominciato a girare soldi, a discapito degli ideali. DE-VA-STA-NTE. Credetemi, non esagero. In breve tempo tutto si è mercificato. Vi racconto un fatto che la dice lunga al proposito. L’Ordine dei medici ha istituito un albo delle “medicine complementari”. Bene, direte. Ma sapete la motivazione? Da una parte gli organi scientifici ufficiali bocciano nella sostanza la validità delle terapie alternative, che però dall’altra vengono accettate “perché muovono un giro d’affari imponente”. Cioè, il cliente che consuma prodotti bio e naturali ha sempre ragione. Cioè, le industrie che vendono bio e naturale hanno il potere di condizionare una fetta di mercato e di “comprare” un po’ di consenso dalla classe medica. Personalmente me ne sono tirato fuori, schifato. Purista? Per niente. Semplicemente mi sono reso conto che “consumare naturale” non solo non contribuiva a una presa di coscienza e senso di responsabilità nella gestione della propria salute e di quella della collettività, ma, addirittura, ne era un ostacolo, illudendo invece di educare. Il discorso sarebbe più lungo e complesso, ma credo che il nocciolo della questione sia lampante.

Tornando ai cammini, il parallelo è evidente. Non basta camminare perché fa bene alla salute e sviluppa un turismo sostenibile, non basta “consumare cammini”. Se non ci spieghiamo lo scopo, rischia di diventare una delle tante mode, a cui seguiranno altre, senza cambiare nulla. Nulla di che? Della consapevolezza di chi siamo e di cosa ci stiamo a fare al mondo. O il cammino serve a questo o…meglio lasciare stare. Se abbiamo chiaro che il cammino è uno strumento eccezionale per ritrovare la libertà, la selvaticità e l’empatia che la nostra civiltà consumista vuole distruggere, allora “l’anno dei cammini” è un’ottima possibilità di crescita collettiva. Se invece ci predisponiamo, tipo Expò per intenderci, a fare un anno di abbuffata di proposte ben pubblicizzate, limitandoci a consumare quel che ci è servito su un piatto d’argento, a buon uso della nascente industria del turismo camminante, scordiamoci di ottenere chissà quale promesso meraviglioso beneficio. Sì, perché il cammino o nasce da una faticosa riscoperta della natura autentica che è in noi, in un rapporto di interazione e di salvaguardia con la Natura che ci contiene, o è banalmente un’attività sportiva fra le altre. Se volete, è la differenza fra una buona ginnastica sessuale, di gran moda oggigiorno, ed il lavoro paziente e difficile dell’esplorare l’arte dell’amore. Solo quest’ultima ci porterà felicità e salute.

GENUINO CLANDESTINO è un movimento spontaneo di produttori biologici che taglia fuori il mercato e si offre direttamente ai consumatori. Combatte quindi l’arbitrio di burocrazia e finanza, coltivando il rapporto di conoscenza reciproca e di fiducia coi cittadini.

CAMMINO CLANDESTINO è per me il continuare a camminare fuori da ogni clamore mediatico, sapendo che il cammino nasce dal sogno di trasformare il presente malato in cui vivo/viviamo. Prima il sogno e poi il cammino. Prima la domanda di cosa cerco e poi il viaggio. Non nascondo che mi piacerebbe su queste riflessioni aprire un dialogo coi tanti compagni di cammino in sintonia con questo sentire.

Guido Ulula alla Luna

PS: condivido fino in fondo le parole del poeta viandante Luigi Nacci nel suo articolo “Apri la porta al cammino. Non al marketing”. Vedi suo blog.

Contributo al viaggio della Compagnia dei Cammini in Salento del novembre 2015.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Paola Di luccio
    Nov 17, 2015 @ 11:40:37

    Ho letto la lettera di Guido e desidero comunicare che apprezzo moltissimo la sua scelta in campo professionale ed, in generale ,la sua visione sia del cammino che…della vita.

    Rispondi

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