23 novembre 2015, sesto e ultimo giorno di cammino. Da Barbarano del Capo a Santa Maria di Leuca

Un lembo di terra che finisce nel mare, una linea nell’acqua che segna anche cromaticamente l’incontro tra l’Adriatico e il Mar Ionio.

De finibus terrae

È Santa Maria di Leuca, il luogo che viene chiamato De finibus terrae, l’estremo confine della provincia romana, oltre il quale iniziava la terra dei provinciales, i coloni. Qui, secondo la tradizione sarebbe sbarcato Enea, nel suo primo approdo, e poi San Pietro dalla Palestina per arrivare a Roma. Ed è qui che anche noi arriviamo alla tappa finale del nostro viaggio, forse stanchi, ma con i nostri zaini e le nostre gambe, e la sensazione di aver portato a termine la nostra grande impresa.

gruppo

Ci fermiamo tutti a scrutare l’orizzonte, facciamo un brindisi gioioso in cui ognuno mette dentro l’emozione di aver compiuto 85 chilometri di cammino. Sette giorni insieme in cammino immersi in una immensa bellezza, vissuta non solo nei paesaggi senza confine del sud, ma dal guadagnare la strada, fianco a fianco. È cosi che si sperimenta l’ascolto degli altri, la grande lezione del cammino che ci riporta ad un valore in disuso nella nevrosi delle nostre vite veloci. Ho ascoltato le vite dei miei “compagni di cammino”, i loro sogni, i loro dispiaceri, le emozioni più belle che hanno deciso di condividere con me in quei tratti di strada. tra muretti a secco e ulivi e reti rosse gettate a terra ho ascoltato e ho raccontato anche io chi sono, nei miei slanci, nelle mie paure e nei desideri. Ho raccontato il mio cuore e ho cercato di darlo. Perché la strada per me è condivisione. E in questa condivisione ho sentito la meraviglia che si esprime in tutti gli immensi difetti e dolcissime piccolezze di questa umanità. La meraviglia che ho trovato anche nell’anima dei Salentini, in chi ci ha salutato dalla finestra e chi, aprendo la porta di casa, ci ha regalato un cioccolatino o un bicchiere di vino.

Chi ci ha preparato una frisa appena arrivati, stanchi dal cammino e chi ha abbassato il finestrino dalla macchina e ci ha sorriso chiedendoci chi eravamo. Chi ci ha lodato per la nostra dignità e chi scuotendo la testa ha pensato fossimo dei pazzi.

eugenia

Abbiamo camminato per tutti loro e tanto anche per noi. Per capire chi siamo e dove davvero vogliamo andare, per andare oltre quei luoghi dove la vita ci ha portato, spesso per inerzia, ma soprattutto per tornare a scegliere, con una nuova consapevolezza, quali sono i nuovi orizzonti da raggiungere e perché.

Domattina ci sveglieremo nei nostri letti comodi e non in una palestra umida, saremo riposati e non soffriremo il russare del nostro vicino di letto. Ci sentiremo spaesati e ci mancherà tutta questa condivisione, avremo la sensazione di essere un po soli probabilmente. Poi tutta la polvere che abbiamo alzato dentro di noi, in questo caos di emozioni, vissuti e immagini si poserà e faremo luce su quanto abbiamo imparato anche questa volta. Allora ne capiremo definitivamente tutta la profonda potenza.

Sabina Galandrini

Disegno di Giulio

Disegno di Giulio

22 novembre, quinto giorno di cammino. Da Tricase a Barbarano del Capo

Quinto giorno di Compagni di cammino, quinto giorno a piedi percorrendo fisicamente il Salento da Tricase a Barbarano del Capo, ma soprattutto ancora un giorno tra i Salentini. Oggi abbiamo conosciuto i giovanissimi membri del gruppo Scouts di Presicce che hanno anche camminato con noi. Con loro abbiamo condiviso il passo, il pane e la musica, ma anche il ricordo di un eroe del Salento e della Pace: Don Tonino Bello.

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Di Don Tonino Bello visitiamo la casa ad Alessano, che oggi è un museo ricco di testimonianze e parliamo con suo fratello. Poi andiamo anche al memoriale a lui dedicato al cimitero del paese. Don Bello è stato una delle grandi figure del pacifismo del nostro tempo di lui molti ricordano che nel 1992 partì per Sarajevo, allora in guerra, con centinaia di volontari per la pace. Il cammino si arricchisce così di riflessioni stimolate dalla lettura di alcuni suoi scritti. Riflessione sulla necessità di impegno civile e concretezza politica, dove il termine politica riprende il significato di partecipazione alla cosa pubblica che aveva nella Grecia antica.

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Presso le Grotte dell’Olio, ambienti ipogei usati nel passato per la spremitura delle olive, organizziamo un pranzo condiviso con il cibo portato dai camminatori e quello portato dagli scouts.

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Lungo il cammino di oggi abbiamo ancora in mente le immagini del film “In grazia di Dio”, visto la sera precedente in una sala comunale di Tricase, e ad ogni passo abbiamo l’impressione che dall’angolo della strada di campagna, tra muretti a secco e ulivi, possa improvvisamente arrivare uno dei suoi personaggi dalle complicate relazioni familiari.

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I luoghi sono quelli e, dopo alcune interpoderali arriviamo a Barbarano del Capo insieme agli scouts ed incontriamo il sindaco.

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Prima di cena ascoltiamo un’altra voce del Salento: Monica Lippolis, una donna pugliese, che ci propone una lettura diversa della storia del risorgimento italiano, diversa da quella che studiamo a scuola. Il risorgimento visto dalla parte dei vinti. Ottima cena offerta dall’ospitale comune di Barbarano del Capo.

Giuseppe Ippolito

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