26 novembre. Torniamo con lo zaino pieno

Camogli è ancora in ombra alle 9 del mattino del 26 novembre. Le giornate sono corte, il sole sorge basso sul mare finalmente calmo. Siamo un numero imprecisato, 70 forse 80 persone che salgono sul battello per San Fruttuoso, zaini stipati ovunque, persone in piedi nel vento per non perdere un istante, un dettaglio, di quel paesaggio appena baciato dal sole. Siamo su un battello pieno di allegria, così diverso da altre precarie navi che solcano il Mediterraneo. Siamo fortunati, pronti a una giornata in cammino, l’ultima del nostro viaggio nel Tigullio.
Scendiamo a San Fruttuoso, ancora avvolta dall’ombra e dall’umidità della notte appena trascorsa. L’abbazia è un luogo silenzioso a novembre, chiusi bar e ristoranti, echeggiano solo le onde sulla piccola spiaggia di ciottoli.

Il sentiero è l’apoteosi della bellezza, con i corbezzoli ammantati di frutti rossi e arancio, di piccoli fiori candidi che la pioggia dei giorni scorsi ha fatto cadere a terra. Camminiamo su quel tappeto bianco, salendo sui gradini di roccia, all’ombra dei lecci. Il serpente di persone in cammino si snoda sui fianchi della montagna, si sfrangia, si ricompone. Sotto di noi il mare brilla al sole, sembra impossibile che stiamo per scendere su ripide creuze in uno dei luoghi più esclusivi del pianeta. A Portofino si arriva rasentando muri umidi di muschi e felci, e la famosa piazzetta è semideserta e già in ombra alle tre del pomeriggio. Chi si aspettava l’atmosfera frizzante e modaiola di un posto da vip sarà anche stato deluso, ma a quell’ora del primo pomeriggio di un sabato di novembre il porticciolo è cosa nostra, di gente sudata con gli zaini.

E la sera, a Santa Margherita, è festa aperta a tutti, e dove tutte le guide si raccontano, si discute di pellegrini, di gentilezza e di accoglienza. Si fa il bilancio di quattro giorni di cammino, tra pioggia e sole, sfidando gli allerta meteo. Ci chiediamo quale sia il valore aggiunto dell’esperienza del viaggio, quale lo spirito giusto con cui affrontare il cammino. Tante le risposte possibili. Non si può pensare di essere accolti senza a nostra volta accogliere, e il pensiero va a chi oggi è pellegrino davvero e fugge dalla guerra. Non si può crescere nel viaggio se si procede nella linea retta, proiettati verso la destinazione ultima – che sia Santiago, Roma o altro non importa – senza vivere il presente, senza vivere ogni singolo passo, senza contemplare uno dopo l’altro gli orizzonti che si presentano ai nostri occhi. Bisogna spogliarsi degli egoismi, confrontarci con chi ha meno, con chi è povero, per capire quanto siamo ricchi e fortunati. Bisogna partire con uno zaino leggero, perché al ritorno saranno stati i compagni di cammino a riempire quello zaino di preziosi beni immateriali.

Roberta Ferraris

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