Micromondi

di Cristina Mori

In cerchio come una comunità.

Così inizia ufficialmente la giornata.

Tra le parole di Neruda e Rodari e di chi ci saluta alla mattina, pronto a partire per altri lidi, altri cerchi.

Un cerchio che si fa filo lungo il sentiero, che si fa ponte di mani e di piedi sulla fiumara Amendolea, scala mobile tra i ripidi terrazzamenti e variopinto tappeto steso al sole sullo sfondo verde-arancio dell’erba e degli agrumeti maturi.

Cerchio millepiedi in costante divenire, presto diventa paesaggio, lo stesso attraversato. Guarda ed è guardato, si crea un dialogo, o almeno una domanda, una curiosità. Un incontro. Un’attesa.

Ci attendono a Gallicianò le venti anime che vi abitano. Chi con un banchetto improvvisato di marmellata di fichi d’india, chi con i suoi tamburelli fatti a mano in pelle di capretto e legno di faggio, chi con un pentolone fumante di pasta e fagioli e pane cotto a legna. Tutti con un sorriso e un umile e forte senso d’identità.

Piccola roccaforte della lingua grecanica, nido di poiana tra le rocce, antica chiesetta greco-ortodossa e fibre di ginestra conservate in un museo. Questo paesaggio è un bel mix. Non saprei cosa dire per decifrarlo.

Franco Arminio, nostro ospite serale ci ha detto che, scendendo fin qua, “gli è ricomparso sotto gli occhi il mondo arcaico”. Ci dice che questo è un Luogo. Ci dice che il Sacro è qui, proprio in questi luoghi che camminando attraversiamo. Ci fa concludere la serata con un karaoke di gruppo tra Poesie d’amore e di terra e Cartoline dei morti. E proprio qui ritorna l’Allegria. Quella stessa di cui parla Neruda al mattino, quella stessa che fuoriesce dalle nostre tarantelle a suon di tamburelli e zampogne, quella stessa di chi cammina e sa che ogni giorno perde qualcosa e che qualcosa ritrova. Allegria per tutto questo che rimane eppure che cambia, per queste contaminazioni tra micromondi, per questo trovare e riperdere, per questa reciproca accoglienza. Allegria per i nostri paesaggi interni che si arricchiscono, per la nostra terra che viene concimata, per i nuovi sentieri che vengono esplorati.

Un luogo è vivo se non perde la sua colonna sonora… e qui musica ce n’è!

foto di Alessandro Giulio Midlarz

Franco Arminio, scrittore, paesologo, poeta

 

Kalòs ìrtete stin chora: benvenuti in questa città!

Nico Di Paolo

Si dice che in questi luoghi lo straniero, il pellegrino, l’ospite debba essere accolto con gentilezza e fratellanza perché in lui si potrebbe celare un dio, un messaggero, un esempio per virtù e coraggio. Questa frase in greco antico è scritta in ogni spazio che ci ha ospitato in questi giorni di incontri, feste e cammino qui in Aspromonte. Esiste un termine che esemplifica questo atteggiamento che ho ricevuto fin dal primo momento in cui sono atterrato in Calabria ed è FILOXENIA. La filoxenia è il contrario dell’altra parola, ahimè più conosciuta, che è xenofobia cioè “paura dello straniero”. Filoxenia significa “amicizia verso lo straniero” che, in una parola, si traduce in ACCOGLIENZA. Ed è proprio l’accoglienza la grande esperienza che sto, stiamo assaporando e che in questo viaggio ho, abbiamo, trovato in questa terra grecanica, ed è sempre l’accoglienza che ho, abbiamo, trovato in quest’associazione di visionari camminatori: La Compagnia dei Cammini.

È oramai il sesto giorno che mi sveglio, respiro e condivido la mia esistenza fra queste montagne aspre e sempre illuminate da una luce autunnale, brillante e metallica. Tanta luce e tanta luminosità che si riflette e rimbalza laggiù in fondo ai monti su quel mare mediterraneo così carico di storia, di speranze e di passate e presenti tragedie.

Siamo qui nell’Aspromonte grecanico a gioire dell’evento-festa itinerante dei Compagni di cammino. Siamo qui per conoscerci e conoscere, qui per camminare e condividere. Durante il nostro errare a piedi tra i tanti incontri che stiamo avendo, sempre abbiamo respirato un passato di una cultura antica e generosa, un presente ricco d’intensità ed entusiasmo. Sono grato con Andrea e tutti i suoi compagni rivoluzionari che hanno organizzato in maniera encomiabile un evento pieno di magia e umanità. Sono grato per essere consapevole di questo momento e di poterlo condividere con un sorriso sincero.

E concludo prendendo spunto dall’ultimo intervento che abbiamo avuto stasera dallo scrittore Franco Arminio : “ Stiamo facendo manutenzione della nostra anima, stiamo facendo manutenzione del sacro”.

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