Arrivederci e alla prossima

di Stéphane Wittenberg

Foto Valentina Zanaboni

Oggi nuovo giorno di partenza, questa volta verso le nostre case, quelle “vere”, fisse, ciascuno nella propria regione, dal Sud al Nord Italia, e anche oltre, chi in Marocco o in Francia. Per tutti la sensazione sarà la stessa: bisognerà riabituarsi a non abitare più il cammino insieme, noi compagni di cammino, torneremo alle nostre vite singole, trasformati, come dopo ogni viaggio, trasformati e cresciuti, con qualcosa in più, ovvero una grande cosa, l’aver condiviso, passo dopo passo, la scoperta di un territorio, la sua geografia, storia, la sua gente e l’accoglienza…

L’accoglienza calorosa dell’Aspromonte grecanico. I paesi di Bova, Amendolea, Gallicianò, Pentadattilo e altri borghi arroccati su questi monti detti “aspri” che ci hanno accolti ben oltre le nostre aspettative. Da questi paesi alcuni abitanti, negli anni, sono dovuti scendere nella civiltà marina, più collegata alla cultura occidentale. Ma in tanti si ingegnano a mantenere ancora e a trasmettere la loro ancestralità, l’anima di questi luoghi ambientati nel Sud più estremo dell’Italia contemporanea e, nello stesso tempo, radicato nella Grecia antica.

Noi abbiamo avuto la grande fortuna di avere come mediatore del territorio la nostra guida Andrea Laurenzano e il suo gruppo sempre attivo di guide, cuochi, autisti, musicisti, archeologi e intrattenitori… Detto così, si potrebbe pensare fossero una moltitudine, in pratica erano sempre gli stessi che si sono fatti “tanti” per condividere con noi tutta la passione per la loro amata terra. Ad Angelo, Antonio, Giuseppe, Mario, Natale, Tonino, e tutti gli altri va, quindi, il nostro grazie di cuore! La vostra presenza è stata essenziale, la vostra gentilezza ci ha fatto sentire a casa.

Ma il viaggio non è terminato, le emozioni camminano ancora dentro di noi e noi continueremo ad esserci!

Ora che sarete tornati a casa, potrete rileggere il nostro diario, guardare le nostre foto e i video, ascoltare le sei puntate della trasmissione diffusa su Radio Francigena. Seguiteci e commentate anche su Facebook, diteci cosa pensate taggandoci con hashtag #CompagnidiCammino, insomma facciamo comunità, perché in fondo siamo tutti… Compagni di Cammino!

Un abbraccio e buoni passi a tutte e a tutti

Elogio allo zaino

di Massimo Montanari

L’atrio del terminal ha linee diritte, segni e simboli che lasciano poco spazio a fantasie. Un aeroporto è luogo di punti di inizio e fine di itinerari.
Partenze, arrivi, spezzoni di vita che si infilano nelle code all’imbarco.
Gente che ansima e sfoggia la percettibile fretta che li anima nel quotidiano.
Anche io sono in fila, guardo il vociare confuso di telefoni e tablet parole,e suoni che aleggiano mischiandosi ai richiami di voli in partenza e di ritardatari il cui nome è nella lista di un megafono.
Osservo il popolo dei naviganti di cieli a pagamento, così uguali nel loro grigio essere uguali.
Viaggiare non sempre significa essere viaggiatori.
Li osservo con le loro insulse mini valigie, quadrati di plastica anonima chiamati trolley.
Uguali, come sono uguali loro, pinguini galleggianti di queste moderne chiatte sospese.
Braccio sinistro libero, braccio destro con mano impugnata nel manico del bagaglio.
Stessa posa, tutti così.
Non c’è fantasia in questa generazione di questi che non chiamerei viaggiatori ma “spostanti”.
Perché essi si spostano in automatico.
Viaggiano per andare portando con se cose di casa.
Non trovo altra spiegazione per l’utilizzo del trolley che non quella che siano “spostanti”.
Una persona con un trolley non camminerà mai. Ovvio.
I camminatori non hanno trolley, ovvio bis.

Non ho un trolley, non l’ho mai utilizzato, sono rimasto fedele allo zaino.
Oggi pare oggetto desueto ma così intimo da essere per me un pezzo stesso del puzzle del viaggio.
Lo zaino non è solo un contenitore di cose, ma è un porta emozioni, esso vive con noi tutto il viaggio non solo andata e ritorno di fugaci spostamenti, esso vive nei passi, nei luoghi in ogni angolo del nostro viaggio emozionale.

Foto Luca e Valeria

Lo zaino è un intimo amico che condivide con noi ogni cornice dentro al quadro dei paesaggi. Altro

Ultima tappa di Compagni di Cammino

di Paolo Iannicca

Aspromonte, non vi è un termine più preciso per descrivere le natura di questa terra. Ripidi pendii brulli che s’innalzano dal mare. Qua e là, qualche campicello di aranci ed ulivi, che sembrano sfidare la forza di gravità. I piccoli e remoti paesini sono aggrappati ai ripidi costoni e strappano ogni lembo di terra coltivabile. Le fiumare appaiono come lunghi nastri d’argento che legano la montagna al mare ed incutono timore ad immaginarle piene. Una natura indomita, un isolamento atavico, questi sono i primi pensieri che passano per la mente di un viandante quando si trova a camminare in questo estremo lembo meridionale della Calabria. Poco distante si scorgono le rovine di uno dei tanti paesi abbandonati. A quel punto ti chiedi: chi viveva lì? Com’era la loro vita in Aspromonte? Perché sono andati via? L’Aspromonte sembra un luogo quasi diviso dal mondo, dove si respirano forti le radici greche e bizantine. Un viandante che s’incammina in Aspromonte compie un viaggio nel tempo e nello spazio, in un altrove che non si riesce bene a collocare. In questi luoghi da migliaia di anni i greci hanno stabilito le loro colonie e solo nell’ultimo secolo è iniziato l’esodo dei greci di Calabria verso le città in cerca di una vita “migliore” e meno “scomoda”.  Da lontano si sente il tintinnare di campane. Un gregge di capre ridiscende agilmente un ripido canalone. I pastori le richiamano con fischi ed urla. C’è ancora vita in Aspromonte. Bova, Amendolea, Gallicianò, Pentedattilo sono i nomi di alcuni paesi che “resistono”. In questi luoghi, lungo il cammino, io ho conosciuto persone. Ho incontrato Andrea che, con  i ragazzi della cooperativa, ci ha accolto con un’organizzazione perfetta. Ho conosciuto Maria, un’anziana signora di Gallicianò che mi ha offerto il caffè in casa sua. Ho parlato con Ugo che si ostina a coltivare il bergamotto ad Amendolea. Ho compreso il lavoro di Beppe che, con l’associazione Pro-Pentedattilo, s’impegna a valorizzare il borgo e gestisce alcuni beni confiscati alle mafie. Ho discusso con Roberta e Valeria che mi hanno spiegato il valore della conservazione e trasmissione dei riti. Ho ascoltato Manuela. Ho riso con Tomas e con Nico. Mi sono confrontato con Luigi e Marina. Ho condiviso emozioni con Laura, Cristina e tanti altri. L’Aspromonte, dunque, non è quel luogo desolato che appare agli occhi del turista distratto, ma un viandante, passo dopo passo, lo scopre pieno di vita e di belle persone.

Il nostro cammino si conclude oggi a Pentadattilo, meraviglioso paese incastonato nella roccia e dipinto da tanti artisti. Ed è proprio con un uomo di cultura, meglio con un grande “paesologo”, che abbiamo iniziato e concluso questa giornata: Franco Arminio, che ci ha augurato buon cammino, leggendoci una delle sue dissacranti ed ironiche poesie. Per quest’anno “Compagni di Cammino” è finito, ma i nostri passi continueranno ancora, per condividere quanto di bello la vita ci riserva.

novembre: 2017
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