Ultima tappa di Compagni di Cammino

di Paolo Iannicca

Aspromonte, non vi è un termine più preciso per descrivere le natura di questa terra. Ripidi pendii brulli che s’innalzano dal mare. Qua e là, qualche campicello di aranci ed ulivi, che sembrano sfidare la forza di gravità. I piccoli e remoti paesini sono aggrappati ai ripidi costoni e strappano ogni lembo di terra coltivabile. Le fiumare appaiono come lunghi nastri d’argento che legano la montagna al mare ed incutono timore ad immaginarle piene. Una natura indomita, un isolamento atavico, questi sono i primi pensieri che passano per la mente di un viandante quando si trova a camminare in questo estremo lembo meridionale della Calabria. Poco distante si scorgono le rovine di uno dei tanti paesi abbandonati. A quel punto ti chiedi: chi viveva lì? Com’era la loro vita in Aspromonte? Perché sono andati via? L’Aspromonte sembra un luogo quasi diviso dal mondo, dove si respirano forti le radici greche e bizantine. Un viandante che s’incammina in Aspromonte compie un viaggio nel tempo e nello spazio, in un altrove che non si riesce bene a collocare. In questi luoghi da migliaia di anni i greci hanno stabilito le loro colonie e solo nell’ultimo secolo è iniziato l’esodo dei greci di Calabria verso le città in cerca di una vita “migliore” e meno “scomoda”.  Da lontano si sente il tintinnare di campane. Un gregge di capre ridiscende agilmente un ripido canalone. I pastori le richiamano con fischi ed urla. C’è ancora vita in Aspromonte. Bova, Amendolea, Gallicianò, Pentedattilo sono i nomi di alcuni paesi che “resistono”. In questi luoghi, lungo il cammino, io ho conosciuto persone. Ho incontrato Andrea che, con  i ragazzi della cooperativa, ci ha accolto con un’organizzazione perfetta. Ho conosciuto Maria, un’anziana signora di Gallicianò che mi ha offerto il caffè in casa sua. Ho parlato con Ugo che si ostina a coltivare il bergamotto ad Amendolea. Ho compreso il lavoro di Beppe che, con l’associazione Pro-Pentedattilo, s’impegna a valorizzare il borgo e gestisce alcuni beni confiscati alle mafie. Ho discusso con Roberta e Valeria che mi hanno spiegato il valore della conservazione e trasmissione dei riti. Ho ascoltato Manuela. Ho riso con Tomas e con Nico. Mi sono confrontato con Luigi e Marina. Ho condiviso emozioni con Laura, Cristina e tanti altri. L’Aspromonte, dunque, non è quel luogo desolato che appare agli occhi del turista distratto, ma un viandante, passo dopo passo, lo scopre pieno di vita e di belle persone.

Il nostro cammino si conclude oggi a Pentadattilo, meraviglioso paese incastonato nella roccia e dipinto da tanti artisti. Ed è proprio con un uomo di cultura, meglio con un grande “paesologo”, che abbiamo iniziato e concluso questa giornata: Franco Arminio, che ci ha augurato buon cammino, leggendoci una delle sue dissacranti ed ironiche poesie. Per quest’anno “Compagni di Cammino” è finito, ma i nostri passi continueranno ancora, per condividere quanto di bello la vita ci riserva.

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