2014 – Chi ha camminato con noi

Ecco chi ha percorso tutto il Compagni di Cammino Sicilia 2014, cioè ha camminato per più di 120 km in 7 giorni:

Luca Gianotti, Nanni Di Falco, Luca Maria Nucci, Roberta Ferraris, Mauro Agliata, Tiziana Migailo, Peppe D’Amore, Luigina Geusa, Elisa Leger, Stéphane Wittenberg, Brigitte Minder, Silvana Zampone, Alessandra Beltrame, Antonio Frangipane, Monica Colombero, Elena Baralis.

Hanno percorso quasi tutto il cammino, saltando uno o due giorni: Said Zarrouk, Marina Pissarello, Cesidio Pandolfi, Maurizio Russo, Stefano Cagnin, Lucia Cardone, Oriana Paparo.

Hanno camminato con noi per uno, due o tre giorni: Roberto Li Calzi, Daniel Tarozzi, Giuseppe Ippolito, Rémi Kuentz, Brigitte Pavy, Sabina Broggini, Elena Taverna, Raffaella Spadola, Chiara Pulvirenti, Giovanna Scopelliti, Claudia Caprino, Henrik Hoff Hansen, Donatella e Massimo “Rolling Claps”, Laura Norbis, Lucia Re, Lidia Tusa, Malania Franzone, Sergio Messina, Filippo Romano, Cetina Giunta, Nino Sulfoso, Andrea Laurenzano, Sandro, Giuseppe, Maurizio, Luigi, Santina, Valeria, Ettore e Pino dell’associazione “OLTRE L’ORIZZONTE” (che collabora col Dipartimento di salute mentale di Giarre), Maria e Maria Pia della Comunità Terapeutica Assistita “Villa Belvedere” di Zafferana, i fotografi di Scatto Sociale: Francesco Nicosia, Daniela Calcaterra, Dario Lo Presti, Alfredo Magnanti, Ivana Sciacca; Antonio Strano e Alessandro Grioli di “PASSO-PASSO-TREKKING”, Vincenzo Fiocco, Carmelo, Corrado e Fabio di “Volontari sentieri FORZA D’AGRÒ” e altre associazioni zona Taormina, Salvatore Galletta di “GREENSTONE” Messina, sperando di non aver dimenticato nessuno!

Totale 68 persone unite in un’unico grande abbraccio camminante!

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Le persone da ringraziare sono tante, questo elenco si aggiornerà man mano: Nanni Di Falco per la grande organizzazione, Antonio per i trasporti e la gentilezza, il sindaco di Messina Renato Accorinti per la forza e la determinazione, Tiziana Cicero e Toti Domina per l’ospitalità fraterna a Felcerossa, il sindaco e l’amministrazione di Fiumefreddo, l’albergo Baia Azzurra di Mazzarò, le associazioni APE, boyscout, Comitato Ionico Beni Comuni e Volontari sentieri di Santa Teresa di Riva (per la bella serata e cena),  l’amministrazione comunale, il Casale Rumanò, Maria e Pietro a Fiumedinisi (per la bella ospitalità e cena), l’albergo Le Giare e la Pro loco di Itala (per la cena e la bella ospitalità), l’Istituto agrario “Cuppari” di San Placido e il suo vicepreside Leo Moleti (per le sue lotte, per crederci, per l’ospitalità e la bella cena), il sindaco di Monforte San Giorgio Giuseppe Cannistrà, l’amministrazione di Monforte e la comunità nel suo insieme (per una serata indimenticabile, viva li maccaruni!), tutte le guide – professioniste e volontarie – che ci hanno accompagnato, e infine chi ha creduto al progetto fin dall’inizio, ci ha lavorato, speso tempo e passione: Luca Gianotti, Stéphane Wittenberg, Roberto Li Calzi, Daniel Tarozzi, Laura Norbis, Giampiero segretario di Accorinti, Alessandra Beltrame e Carmen Greco per i contributi giornalistici, Maurizio, Brigitte… e tutti i siciliani che credono che cambiare sia possibile.

I Compagni di Cammino incontrano il paese di Pellegrino

I Compagni di Cammino incontrano il paese di Pellegrino

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Roberta Ferraris ha appena pubblicato il suo diario con foto.

Venezia – Santa Sofia

di Luca Gianotti

Riparto da Venezia. Poco più di un anno fa, il 19 settembre 2012, entravamo trionfanti a Venezia dopo 9 giorni di cammino, eravamo partiti da Ferrara, passavamo con 4 asini nelle calli del centro storico sotto l’occhio stupitoLuca Gianotti dei turisti, per arrivare bagnati alla Conferenza Internazionale sulla decrescita, dove un mio documento di valorizzazione del camminare veniva letto ai delegati di tutto il mondo, il primo ad ascoltare era Serge Latouche sul palco. Bella soddisfazione. Riparto da quel cammino, 9 giorni (anche questi sono 9, numero perfetto per un cammino!) di pianura, argini di fiumi e di canali, contraddizioni di luoghi che combattono lo sviluppo e il suo deterioramento. Negli ultimi chilometri con Massimo Montanari, mio compagno di quella e altre avventure, nel fare il bilancio di fine cammino, già pensavamo a come proseguire l’esperienza sulla strada, e in quegli ultimi passi dentro Venezia nasce il seme di questo cammino. Ci dicemmo “Perchè non continuare organizzando una camminata all’anno per conoscere i camminatori, per farci conoscere, per incontrare l’Italia migliore?”. Eccoci qua. Senza troppa retorica, che al cammino non si addice. Il cammino non ha bisogno di costruzioni mentali, il cammino sa dare da solo le indicazioni. Come sarà questo viaggio? Continuità? Discontinuità? Vedremo. Ogni partenza è emozionante, anche per noi guide che partiamo dieci volte all’anno. Ma la prima consapevolezza è quella che camminare mi farà bene. Ho finito l’ultimo cammino, a Creta, esattamente un mese fa, e sento che il mio corpo chiede di camminare. Sono fortunato, posso accontentarlo. Ogni preparazione di zaino è apprensione, avrò preso tutto, avrò caricato l’equipaggiamento giusto? Poi in treno ci si comincia a rilassare, si è in viaggio. E adesso sono in treno, tra le montagne abruzzesi scendo verso Roma, si alza la nebbia mattutina e sul treno carico di pendolari si muore di caldo. Questo è il mio presente, viaggiatore in transito verso l’inizio di un cammino. Buon cammino a tutti noi!

È ora di calzare, un’altra volta gli scarponi

di Luigi Nacci

È ora di calzare, un’altra volta gli scarponi. Mentre lo pensi, fuori soffia la bora. È arrivata ieri, è arrivata come sempre, senza preavviso. Lo capisci dalle imposte che iniziano a sbattere, di notte, togliendoti il sonno. Mentre sei disteso sul letto, da solo, pensi al tuo caro amico, prossimo a sposarsi, al compito di grammatica che domattina consegnerai ai tuoi ragazzi, al libro che hai finito di scrivere, che non hai ancora pubblicato eppure ti pare già così lontano. Partito, anche lui, senza salutarti.Immagine

Le solitudini invernali hanno contorni netti, sono sagome delineate con esattezza sulle pareti delle stanze meno frequentate, sono le fotografie che avresti dovuto togliere dalle cornici, sono, in larga parte, i pensieri che ti portano indietro e avanti, quelli intorno alla vita che credi esserti lasciato alle spalle, e intorno a quella che credi di stare costruendo. Come se potessi sradicare la vita dal tuo intestino, spiattellarla sulla tavola della cucina, farla essere qualcosa al di là di te.

Se hai preso a camminare, anni fa, è perché volevi combattere quella solitudine dalle linee scure. Volevi godere della bora nera, della pioggia che non smette di battere sui vetri opachi, e di molto altro che fai finta di non ricordare. Camminare, dicevi, per opporsi a una vita che non va, che non può andare. Non era arroganza? Pensavi davvero che camminando avresti rivoltato il mondo? Non era tracotanza, non era prosopopea di basso rango, la tua?

Eppure stai per calzare gli scarponi ancora una volta. Continui a credere nel cammino, esattamente come nella poesia. Anche se di poeti ne incontri sempre meno. Forse perché tieni il capo chino, ti preoccupi soltanto di non cadere. Stai per calzare gli scarponi e metterti in cammino assieme a un gruppo di amici, di cui ti onori di far parte. E la solitudine dalle linee scure – confessalo – fa meno paura. Sai che tra qualche giorno sarai sugli Appennini, nella neve, seguendo le tracce del compagno che farà strada. E farai strada anche tu, quando servirà. Tutti i fallimenti che si annidano nel tuo zaino muteranno forma. Resteranno fallimenti, ma saranno sopportabili. Forse – speri – si scioglieranno nella neve.

Se vorrete unirvi a noi, sarete i benvenuti. Il sentiero non lascia fuori nessuno. Noi, nemmeno.

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