23 novembre, sesto e ultimo giorno di cammino. Da Barbarano del Capo a Santa Maria di Leuca

Un lembo di terra che finisce nel mare, una linea nell’acqua che segna anche cromaticamente l’incontro tra l’Adriatico e il Mar Ionio.

De finibus terrae

È Santa Maria di Leuca, il luogo che viene chiamato De finibus terrae, l’estremo confine della provincia romana, oltre il quale iniziava la terra dei provinciales, i coloni. Qui, secondo la tradizione sarebbe sbarcato Enea, nel suo primo approdo, e poi San Pietro dalla Palestina per arrivare a Roma. Ed è qui che anche noi arriviamo alla tappa finale del nostro viaggio, forse stanchi, ma con i nostri zaini e le nostre gambe, e la sensazione di aver portato a termine la nostra grande impresa.

gruppo

Ci fermiamo tutti a scrutare l’orizzonte, facciamo un brindisi gioioso in cui ognuno mette dentro l’emozione di aver compiuto 85 chilometri di cammino. Sette giorni insieme in cammino immersi in una immensa bellezza, vissuta non solo nei paesaggi senza confine del sud, ma dal guadagnare la strada, fianco a fianco. È cosi che si sperimenta l’ascolto degli altri, la grande lezione del cammino che ci riporta ad un valore in disuso nella nevrosi delle nostre vite veloci. Ho ascoltato le vite dei miei “compagni di cammino”, i loro sogni, i loro dispiaceri, le emozioni più belle che hanno deciso di condividere con me in quei tratti di strada. tra muretti a secco e ulivi e reti rosse gettate a terra ho ascoltato e ho raccontato anche io chi sono, nei miei slanci, nelle mie paure e nei desideri. Ho raccontato il mio cuore e ho cercato di darlo. Perché la strada per me è condivisione. E in questa condivisione ho sentito la meraviglia che si esprime in tutti gli immensi difetti e dolcissime piccolezze di questa umanità. La meraviglia che ho trovato anche nell’anima dei Salentini, in chi ci ha salutato dalla finestra e chi, aprendo la porta di casa, ci ha regalato un cioccolatino o un bicchiere di vino.

Chi ci ha preparato una frisa appena arrivati, stanchi dal cammino e chi ha abbassato il finestrino dalla macchina e ci ha sorriso chiedendoci chi eravamo. Chi ci ha lodato per la nostra dignità e chi scuotendo la testa ha pensato fossimo dei pazzi.

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Abbiamo camminato per tutti loro e tanto anche per noi. Per capire chi siamo e dove davvero vogliamo andare, per andare oltre quei luoghi dove la vita ci ha portato, spesso per inerzia, ma soprattutto per tornare a scegliere, con una nuova consapevolezza, quali sono i nuovi orizzonti da raggiungere e perché.

Domattina ci sveglieremo nei nostri letti comodi e non in una palestra umida, saremo riposati e non soffriremo il russare del nostro vicino di letto. Ci sentiremo spaesati e ci mancherà tutta questa condivisione, avremo la sensazione di essere un po soli probabilmente. Poi tutta la polvere che abbiamo alzato dentro di noi, in questo caos di emozioni, vissuti e immagini si poserà e faremo luce su quanto abbiamo imparato anche questa volta. Allora ne capiremo definitivamente tutta la profonda potenza.

Sabina Galandrini

Disegno di Giulio

Disegno di Giulio

22 novembre, quinto giorno di cammino. Da Tricase a Barbarano del Capo

Quinto giorno di Compagni di cammino, quinto giorno a piedi percorrendo fisicamente il Salento da Tricase a Barbarano del Capo, ma soprattutto ancora un giorno tra i Salentini. Oggi abbiamo conosciuto i giovanissimi membri del gruppo Scouts di Presicce che hanno anche camminato con noi. Con loro abbiamo condiviso il passo, il pane e la musica, ma anche il ricordo di un eroe del Salento e della Pace: Don Tonino Bello.

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Di Don Tonino Bello visitiamo la casa ad Alessano, che oggi è un museo ricco di testimonianze e parliamo con suo fratello. Poi andiamo anche al memoriale a lui dedicato al cimitero del paese. Don Bello è stato una delle grandi figure del pacifismo del nostro tempo di lui molti ricordano che nel 1992 partì per Sarajevo, allora in guerra, con centinaia di volontari per la pace. Il cammino si arricchisce così di riflessioni stimolate dalla lettura di alcuni suoi scritti. Riflessione sulla necessità di impegno civile e concretezza politica, dove il termine politica riprende il significato di partecipazione alla cosa pubblica che aveva nella Grecia antica.

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Presso le Grotte dell’Olio, ambienti ipogei usati nel passato per la spremitura delle olive, organizziamo un pranzo condiviso con il cibo portato dai camminatori e quello portato dagli scouts.

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Lungo il cammino di oggi abbiamo ancora in mente le immagini del film “In grazia di Dio”, visto la sera precedente in una sala comunale di Tricase, e ad ogni passo abbiamo l’impressione che dall’angolo della strada di campagna, tra muretti a secco e ulivi, possa improvvisamente arrivare uno dei suoi personaggi dalle complicate relazioni familiari.

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I luoghi sono quelli e, dopo alcune interpoderali arriviamo a Barbarano del Capo insieme agli scouts ed incontriamo il sindaco.

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Prima di cena ascoltiamo un’altra voce del Salento: Monica Lippolis, una donna pugliese, che ci propone una lettura diversa della storia del risorgimento italiano, diversa da quella che studiamo a scuola. Il risorgimento visto dalla parte dei vinti. Ottima cena offerta dall’ospitale comune di Barbarano del Capo.

Giuseppe Ippolito

21 novembre, quarto giorno di cammino. Da Castro a Tricase

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La giornata comincia all’alba e l’alba arriva sempre molto presto, perché l’estremo sud-est, la penisola del Salento, è la prima a essere baciata dal sole. Siamo a Castro, e le suggestioni della bella serata trascorsa in paese sono ancora vive; in particolare la visita al centro storico, a quel castello aragonese recuperato dal degrado, e che ora risplende, con le sue antiche pietre, calcare biondo, pronto a ospitare un nuovo museo archeologico. Chi ci guida ha entusiasmo e competenza e racconta oltre duemila anni di storia stratificata sotto il castello medievale. Si torna indietro, ai tempi di Enea e delle guerre tra Achei e Troiani, quando su quella rocca sorgeva un tempio dedicato ad Atena, ben visibile dal mare, punto di riferimento per i naviganti, probabilmente dotato di un faro in forma di braciere sempre ardente. Per tradizione il luogo è ritenuto uno dei possibili punti di sbarco di Enea, in fuga da Troia in fiamme. In tempi recenti, gli scavi archeologici hanno se non confermato un racconto leggendario, almeno arricchito il racconto di nuovi elementi: parti di una statua colossale di Atena sono state ritrovate tra gli interstizi delle mure romane della città di Castrum Minervae, che sostituì una città greca, che a sua volta si era sovrapposta al più antico insediamento dei Messapi, primi arrivati in questa estrema terra d’Italia.

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Ricchi di tanto bagaglio di conoscenze e suggestioni sulla città di Castro, ci lasciamo alle spalle il suo nucleo arroccato tra l’altopiano e il mare, quando è ormai giorno fatto, perché le nostre partenze sono sempre lente, e oggi abbiamo camminato in tanti, almeno una cinquantina, a formare un lungo serpente colorato, in lento ma costante movimento sulle carrarecce delimitate da muri a secco. E tra i muri, la terra è rossa, e pensi che, con quel colore e quella consistenza soffice, non può che essere fertile. Infatti le asinelle che ci accompagnano brucano golosamente l’erba grassa e verde. Il percorso è articolato, non riusciamo a percorrere più di mezzo chilometro in una singola direzione. Ci addentriamo in un dedalo di vie sterrate e muri a secco, che sembrano tracciate da un folle, o da un ubriaco.

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Per quanto illogico sembri il procedere della via, non puoi non ammirare la perizia con cui i singoli sassi, informi grumi di calcare, sono stati messi uno sull’altro, con incastri perfetti e senza malta o calce. Sembra non esserci logica in quel reticolo in cui è inevitabile perdersi, a meno di non avere una buona guida, qualcuno esperto del luogo. Ti rendi conto che quelle sono strade che non servono ad andare altrove e lontano, ma solo ad arrivare all’uliveto, all’orto e giardino che è appendice della casa in paese. Infatti le persone che incontriamo, sotto gli ulivi a raccogliere il frutto di un anno di lavoro, ci chiedono da dove veniamo, e dove andiamo, stupiti e incuriositi dall’insolita carovana: gente con zaini, asini, cani, bambini, in ordine sparso. Quando in quei luoghi e su quelle strade nessuno passa a va, ma dal paese si arriva e si torna, perlopiù in auto o con l’ape, e nel cassone trovi sempre la zappa e il badile, o anche un più moderno decespugliatore o un soffiatore, indispensabile dispositivo per radunare le olive cadute a terra.

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Il cielo grigio ci accompagna tutto il giorno, e il vento umido del mare, e con innumerevoli e repentini cambi di direzione, come non volessimo mai uscire dal labirinto degli ulivi secolari, arriviamo in vista di un altra distesa di case bianche e di pietra chiara, adagiata sulla serra. Il breve giorno giunge al suo repentino tramonto, perché nell’estremo est il sole cala prima che altrove nella penisola; le luci della città illuminano il nostro ingresso nella bellissima piazza di Tricase.

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Roberta Ferraris

20 novembre, terzo giorno di cammino. Da Minervino di Lecce a Castro

Il terzo giorno di cammino è sempre il più duro. Ma in Salento, con questo sole, con questo autunno che odora ancora di settembre, con questa strada accogliente e mediterranea, non può esserlo. Possono farvi male le piante dei piedi, che si scontrano contro le punte aguzze delle pietre carsiche affioranti, o le spalle, affaticate dagli spallacci dello zaino, o forse le anche, per la frenesia della pizzica della sera prima, ma la terra rossa cura, e più di ogni cosa curano gli sguardi delle amicizie antiche e di quelle che mettono radici ora per la prima volta, in un giorno che non trova spazio nel calendario.

Come dice Mauro, una guida, uno di voi, “oggi è venerdì 20 novembre, e non ci sarà nessun altro venerdì 20 novembre”. Lo dice all’interno del grande cerchio di creature umane e animali che siete soliti formare ogni mattina, prima di partire. No, non ci sarà un altro venerdì come quello in cui state entrando, un venerdì salentino, di un novembre di fine settembre, popolato da gambe che portano desideri di comunanza. No, non sempre la riuscite a fare questa comunanza, non sempre siete capaci di stare tutti a terra nello stesso modo, non sempre spezzate il pane in parti uguali, però ci provate. Provarci significa essere in cammino.

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Siete tanti, non tanti quanti gli ulivi che vi accompagnano senza sosta, ma a vedervi sbucare all’improvviso sulla strada tutti insieme fate impressione. Come possono impressionare le ore di sole consecutive, i doni inaspettati, o le speranze piccole, residuali, che trovano uno spiraglio, e da quella fenditura passano e si allargano, si allargano fino a compiersi. Siete tanti, come in passato i pellegrini diretti alla cappella della Madonna dell’Idri, che marciavano in processione per chiedere l’acqua che sconfigge le siccità. Una signora anziana a Cerfignano vi racconta di averci acceso per anni un cero, affinché fosse visibile di notte da lontano. Voi le mantenete accese nello stesso modo le speranze? Come guardate il cielo?

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Lasciate la cappella e vi buttate negli uliveti, spostando le reti di raccolta, in direzione del mare. Più sono antichi quei tronchi nodosi, più vi conducono al pensiero del mare. Così come vi parlano del mare le rocce carsiche che affiorano dalla terra rossosangue: sotto di voi quante grotte, quanti cunicoli, quanta acqua che non si dà alla vista, quanto oscurità che terminerà luminosamente nel mare. Anche il Dolmen Li Scusi, che avete toccato ieri, quel nascondiglio millenario, covava al suo interno il pensiero del mare. Ogni cammino dovrebbe finire al mare. E infatti voi, arrivandoci, anche se non lo confidate al vostro vicino, sapete che dopo averlo visto il vostro cammino, in qualche modo, un modo che ancora non comprendete a pieno, cambierà.

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Dalla cima del Monte Mattei, 123 metri, vedete Castro, dove sarete accolti. Di fronte a voi i monti dell’Albania. I Balcani, e da lì tutto il resto delle terre emerse. Il pensiero del mondo a piedi è un pensiero che può nascere già il terzo giorno. È un pensiero di vasitità, di coraggio, di fuga e di mare. Siete in cammino insieme, in una terra splendida che vi apre le porte, e stando asssieme contribuite ad accrescerne la bellezza, siete assieme ma anche soli, in fila indiana e sparpagliati, cominciate ad avere domande che si assomigliano l’una all’altra. Non siete ancora un gruppo ma cominciate ad averne le sembianze. Dipenderà da voi esserlo o no. Siete una porzione di materia nell’atto di trasformarsi, e questa trasformazione ha a che fare con gli ulivi secolari, con i dolmen, con la terra rossa, con le grotte, con le porte aperte, soprattutto con il mare. Ogni giorno, un passo in più nella direzione del mare.

Luigi Nacci

19 novembre, secondo giorno di cammino. Da Palmariggi a Minervino di Lecce

Seconda tappa di Compagni di Cammino in Salento da Palmariggi a Minervino di Lecce. Partiamo da  Palmariggi dopo un’abbondante colazione che ci portano il sindaco in persona e due assessori.

Oggi si parte volentieri con un po’ di ritardo perché abbiamo portato i nostri asinelli nella scuola elementare per far si’ che i bambini li salutassero. In piazza formiamo un cerchio per parlare, lo facciamo sempre prima di iniziare a camminare, è un rito che si ripete ad ogni tappa che serve a riassumere il percorso della giornata e leggere una citazione che offra spunto di riflessione per il cammino, consolidando l’idea di gruppo.

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Attraversiamo estese colture di ulivo, alcune crescono su terreno liscio e compatto, privo di piante spontanee perché trattato con il diserbante, altre invece hanno il terreno morbido e inverdito di piante annuali che approfittano della stagione umida. Queste ultime sono quelle in cui la coltura dell’ulivo è praticata in maniera sostenibile con lo sfalcio meccanico delle spontanee al posto del trattamento chimico. Le stradine interpoderali sono ancora delimitate da muretti a secco, ma spesso sono asfaltate. Rarissimi gli alberi e gli arbusti della flora spontanea che spesso sono mutilati o ridotti a siepe lungo le stradine. Tra gli alberi dominano le querce sempreverdi: Quercus calliprinos e Quercus ilex. Nelle aree rocciose incolte si trovano poche piante rupestri di ambiente calcareo tra cui labiate del genere Micromeria e grandi piante di Phlomis fruticosa, il salvione giallo che molti confondono con la salvia. Pochi anche gli arbusti di lentisco (Pistacea lentiscus).

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Incontriamo un anziano signore circondato dai suoi gatti. Li chiama tutti “micio”, ma il più bello, dice, lo tiene in casa, ben protetto perché non tutti i vicini non amano i gatti.

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A metà percorso entriamo nella tenuta della Fondazione Le Costantine, comune di Casamassella. È una azienda agricola biodinamica dei primi del secolo che produce olio ed ospita un laboratorio di filatura modello con telai all’antica,un tempo simbolo dell’emancipazione del lavoro delle donne che, lavorando qui si rendevano indipendenti. La struttura oggi è ricettiva e priva di barriere architettoniche per una fruizione universale, ma soprattutto ospita scuole professionali per i ragazzi immigrati.

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Ancora pochi chilometri ed entriamo a Minervino di Lecce, posto tappa e altro Borgo autentico che ci offre la sala consiliare per parlare della locale scuola steineriana e dei suoi vantaggi sullo sviluppo naturale dei bambini. A spiegarla è un bravissimo maestro Danilo Sava, che illustra questo metodo e le sue potenzialità. La cena è una sorpresa con un buffet di piatti tipici salentini vegetariani, cui segue la tipica pasta coi ceci. Dopo cena non siamo ancora stanchi: lezioni di danza popolare pugliese con la simpaticissima maestra Elisa Spagna.

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18 novembre, primo giorno di cammino. Da Melpignano a Palmariggi

Primo giorno di cammino con gli asinelli, da Melpignano a Palmariggi, in questo Salento ospitale, ma anche molto attento al messaggio di noi viandanti.

Ci siamo incontrati da poco, abbiamo provenienze diverse, ma un’uguale curiosità per questa terra di olivi monumentali.

Ci immergiamo per la prima volta tra i muretti di pietra chiara in meraviglioso contrasto col rosso cupo della terra e le fronde di questi patriarchi ultracentenari; all’improvviso un’immagine stridente: trattori guidati da contadini muniti di maschere protettive presi in una gimcana intorno ai tronchi scultorei.

Il suolo è privo della benché minima vegetazione: come mai? È una domanda che già in serata trova risposta: Luigi Russo, scrittore e giornalista, durante il suo incontro sul tema della Xylella ci spiega che la terra – sfiancata da trattamenti di fitofarmaci – ne è imbottita, ma per quanto ancora potrà resistere?

Luigi Rosso

La comunità che abbiamo incontrato, cosi amorevolmente disponibile e legata alla Sua terra, adesso comincia a prendere consapevolezza che il futuro è nella conoscenza e nella tutela del territorio che passa anche attraverso un amore per la cucina che li rappresenta.

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Pittule e massa, una minestra di ceci aromatizzata con cannella e chiodi di garofano ci accolgono in una Palmariggi festosa al ritmo travolgente di pizzica e taranta salentina.

Segnaliamo anche l’articolo di Cristina Favento, che sta camminando con noi:
Compagni di cammino – Diari salentini (II)

Cammino clandestino

Guido quest’anno non sarà con noi in cammino, ci manda il suo contributo, da leggere e da riflettere.

Il ministro italiano dei beni culturali e turismo ha decretato il 2016 come “anno dei cammini”.

Per tutti quelli, come noi, che da tanto camminiamo è un’occasione per fare il punto. Osservando, senza pregiudizi, ma col dovuto senso critico.

Voglio fare un esempio di vita vissuta, la mia. Alla fine degli anni ’70 ho avuto la fortuna come medico d’essere partecipe di quel movimento innovativo che ha portato all’elaborazione e costruzione di quella che, in senso lato, è chiamata “medicina naturale”. E’ stata un’esperienza esaltante, sia come crescita personale che per le soddisfazioni professionali. Ho esercitato per più di 20 anni l’omeopatia, la fitoterapia, l’alimentazione naturale, oltre a tante battaglie civili per affermare la libertà di cura, l’umanizzazione del rapporto terapeutico, la visione olistica, insomma una cultura ecologica di rispetto della persona e dell’ambiente. Poi…è diventata moda, l’industria si è accorta del business, han cominciato a girare soldi, a discapito degli ideali. DE-VA-STA-NTE. Credetemi, non esagero. In breve tempo tutto si è mercificato. Vi racconto un fatto che la dice lunga al proposito. L’Ordine dei medici ha istituito un albo delle “medicine complementari”. Bene, direte. Ma sapete la motivazione? Da una parte gli organi scientifici ufficiali bocciano nella sostanza la validità delle terapie alternative, che però dall’altra vengono accettate “perché muovono un giro d’affari imponente”. Cioè, il cliente che consuma prodotti bio e naturali ha sempre ragione. Cioè, le industrie che vendono bio e naturale hanno il potere di condizionare una fetta di mercato e di “comprare” un po’ di consenso dalla classe medica. Personalmente me ne sono tirato fuori, schifato. Purista? Per niente. Semplicemente mi sono reso conto che “consumare naturale” non solo non contribuiva a una presa di coscienza e senso di responsabilità nella gestione della propria salute e di quella della collettività, ma, addirittura, ne era un ostacolo, illudendo invece di educare. Il discorso sarebbe più lungo e complesso, ma credo che il nocciolo della questione sia lampante.

Tornando ai cammini, il parallelo è evidente. Non basta camminare perché fa bene alla salute e sviluppa un turismo sostenibile, non basta “consumare cammini”. Se non ci spieghiamo lo scopo, rischia di diventare una delle tante mode, a cui seguiranno altre, senza cambiare nulla. Nulla di che? Della consapevolezza di chi siamo e di cosa ci stiamo a fare al mondo. O il cammino serve a questo o…meglio lasciare stare. Se abbiamo chiaro che il cammino è uno strumento eccezionale per ritrovare la libertà, la selvaticità e l’empatia che la nostra civiltà consumista vuole distruggere, allora “l’anno dei cammini” è un’ottima possibilità di crescita collettiva. Se invece ci predisponiamo, tipo Expò per intenderci, a fare un anno di abbuffata di proposte ben pubblicizzate, limitandoci a consumare quel che ci è servito su un piatto d’argento, a buon uso della nascente industria del turismo camminante, scordiamoci di ottenere chissà quale promesso meraviglioso beneficio. Sì, perché il cammino o nasce da una faticosa riscoperta della natura autentica che è in noi, in un rapporto di interazione e di salvaguardia con la Natura che ci contiene, o è banalmente un’attività sportiva fra le altre. Se volete, è la differenza fra una buona ginnastica sessuale, di gran moda oggigiorno, ed il lavoro paziente e difficile dell’esplorare l’arte dell’amore. Solo quest’ultima ci porterà felicità e salute.

GENUINO CLANDESTINO è un movimento spontaneo di produttori biologici che taglia fuori il mercato e si offre direttamente ai consumatori. Combatte quindi l’arbitrio di burocrazia e finanza, coltivando il rapporto di conoscenza reciproca e di fiducia coi cittadini.

CAMMINO CLANDESTINO è per me il continuare a camminare fuori da ogni clamore mediatico, sapendo che il cammino nasce dal sogno di trasformare il presente malato in cui vivo/viviamo. Prima il sogno e poi il cammino. Prima la domanda di cosa cerco e poi il viaggio. Non nascondo che mi piacerebbe su queste riflessioni aprire un dialogo coi tanti compagni di cammino in sintonia con questo sentire.

Guido Ulula alla Luna

PS: condivido fino in fondo le parole del poeta viandante Luigi Nacci nel suo articolo “Apri la porta al cammino. Non al marketing”. Vedi suo blog.

Contributo al viaggio della Compagnia dei Cammini in Salento del novembre 2015.

Colonna sonora del nostro Salento

Domani si parte per il Salento! Mentre preparo lo zaino ascolto musica per entrare nel viaggio. Ne voglio condividere un poco con voi, sono veri e propri inni da una terra tra le più ricche di arte musicale che io conosca.

Tra le tante riflessioni che ci aspetta il nostro cammino, cercheremo di capire perchè molti cittadine e cittadini del Salento si fanno fotografare con la scritta “No Tap”, e un grande rapper ci ha fatto un raggae che è diventato un inno. Che è, sta Tap? Sentiamo cosa dice il Professore:

Continuiamo a costruire la colonna sonora del nostro prossimo viaggio, con un altro inno al Salento, terra di sole, di mare e di vento.
Salentu, lu sule lu mare lu jentu
Salentu, lu sule lu mare lu jentu
Salentu, lu sule lu mare lu jentu

E la colonna sonora del nostro viaggio non può non includere i Sud Sound System, e un inno bellissimo è questo:
“Simu salentini dellu munnu cittadini,
radicati alli messapi cu li greci e bizantini,…”

Ma non può mancare nella nostra colonna sonora da cantare in cammino il Canzoniere Grecanico Salentino. Che suona pizziche indiavolate, ma anche questa canzone scritta da Erri De Luca, con il video girato da Alessandro Gassman (da guardare fino in fondo, c’è una sorpresina…), altro tema su cui riflettere nei prossimi giorni…

Come avrete capito, oggi ognuno di noi prepara il suo zaino, e dentro ci mettiamo anche la musica. E prepariamo lo zaino ballando. Ancora il Canzoniere Grecanico Salentino, “Nu te fermare”, con un bel video diretto da Edoardo Winspeare:

Conoscete Antonio Castrignanò? E’ un virtuoso del tamburello, e adesso artista completo, questo il suo video, diretto da un altro grande regista, Emanuele Crialese:

Adesso dobbiamo fare un passo indietro, perchè nella nostra colonna sonora non può mancare un maestro il cui spirito incarna la musica salentina, Uccio Aloisi, ecco un suo stornello:

Da Cutrofiano ci spostiamo di pochi km, ad Aradeo, per mettere nel nostro zaino sonoro un ricordo del grande Pino Zimba, scomparso prematuramente. Fondatore degli Officina Zoè, attore dei primi film di Winspeare, ecco una scena del film “Sangue vivo” con la famosa canzone Don Pizzica. Lo spirito del Salento qui è forte.

Se riesco, continuo dopo, adesso continuo a preparare i bagagli…

Luca Gianotti

 

Diario 2015: Compagni di Cammino in Salento

Qui pubblicheremo ogni giorno il diario del nostro viaggio a piedi in Salento!

Compagni di cammino

2014 – Arrivo di Compagni di Cammino a Monforte San Giorgio

Ecco un minuto dell’arrivo trionfante dei Compagni di Cammino della Compagnia dei Cammini a Monforte San Giorgio (ME) dopo 7 giorni a piedi e 120 km percorsi. Grazie per questo benvenuto!

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